Comparsate elettorali e Responsabilità demandate

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Comparsate elettorali e Responsabilità demandate

Come sempre accade durante le campagne elettorali  si risvegliano gli interessati e gli interessi (in termini di apparizione e di consensi). Sabato mattina abbiamo avuto l’ennesima riprova dell’ipocrisia della politica regionale e comunale. I due Sindaci  di Figline-Incisa e Reggello hanno chiamato in soccorso dell’affaire Serristori il candidato PD alle elezioni regionali, che ha dichiarato: “avevo avuto segnalazioni di disagio e con i due primi cittadini abbiamo avuto modo di parlarne. La politica che voglio mettere in atto è quella di una valorizzazione piena di tutti i nostri Ospedali”. E continua “Il Covid ci ha insegnato che non possiamo vivere i nostri ospedali con il senso che ve ne sono alcuni che si tengono in piedi solo perché è il prezzo da pagare alle comunità territoriali e ai sindaci che si impegnano”.

A parte che il Covid dovrebbe avere insegnato che gli ospedali territoriali ed i presidi di prossimità sono un valore inestimabile poiché sono proprio quelli che accudiscono il territorio e la popolazione che vi dimora, spesso dimenticati dalle stratosferiche strutture ospedaliere, magari in projet financing, La buona amministrazione e non il Covid dovrebbe insegnare  che non si sguarnisce il territorio a favore di convenzioni che favoriscono il privato a discapito del pubblico. Rimando al Dr. Giani la lettura delle delibere del Direttore Generale ASL Centro  n.361 e 384 /2020.

Inoltre domando al Presidente del Consiglio Regionale in politica dal 1990, ma lei dove era mentre venivano depotenziati ad uno ad uno i piccoli Ospedali toscani?  Sono stati l’oggetto di atti passati del suo scranno.  Il Serristori, negli anni negli anni 90, garantiva tutti i servizi di base ed anche di ottima qualità, poi un  disegno scellerato ha decretato un lento declino non solo del Serristori ma di tutti quei piccoli ospedali di prossimità così importanti per il territorio spostando i servizi sul privato con le tante convenzioni, senza peraltro un controllo sulla qualità dei servizi.

Su una cosa le devo dare ragione: se questo ospedale ancora funziona lo dobbiamo a tutti i lavoratori che svolgono il loro compito anche in situazioni di disagio, al Calcit, ai cittadini che partecipando alle manifestazioni difendono il loro diritto alla salute in un servizio pubblico.

E chissà se non vedremo anche uno dei suoi due accompagnatori in corsa per qualche scranno così, oltre alla mancata vigilanza sul rispetto dei patti territoriali e del famoso ”Cronoprogramma”(di smantellamento), avremo anche le conferme  della condivisione dei Sindaci al progetto regionale.